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La scuola di Megara.

7 giugno 2011

Euclide di Megara, il fedele ammiratore di Socrate, aveva -probabilmente prima dell’amicizia con questi- conosciuto anche la dottrina eleatica. Dopo la morte di Socrate, si diede all’insegnamento nella sua città natale; dopo di lui assunse la direzione della scuola Ictia. Contemporaneo ma più giovane di quest’ultimo, è il dialettico Eubulide, impetuoso avversario di Aristotele; coetaneo di lui è Trasimaco, e un po’  più giovane Pasicle. All’ultimo terzo e sulla fine del IV secolo appartengono Diodoro Crono (m. 307 a. C.) e Stilipone di Megara (370-290 circa); un poco più giovani di Stilipone sono Alessino l’erista, e Filone scolaro di Diodoro.
La dottrina socratica dei concetti formava, secondo Platone, il punto di partenza della filosofia megarica (Plat, Soph. 246 B ss.; la cui descrizione lo Schleiermacher a ragione riferisce ad essa). Se la sola conoscenza concettuale è vera (conclude Euclide, in modo simile a Platone), vero può essere anche soltanto ciò cui tale conoscenza di riferisce, cioè la essenza immutabile delle cose, gli ασωματα ειδη; il mondo fisico, al contrario, quale ci è dato dai sensi, non è da considerarsi come un ente: la nascita, la morte, il cangiamento e il movimento sono indispensabili; donde consegue per megarici (Arist. Metaph. IX 3, 1046 b ss.) che sia possibile solo ciò che è reale.
Infine, come in Parmenide, ogni ente si riduce all’ente come unità; e identificando questo col supremo concetto dell’Etica e della Teologia socratiche, il bene, Euclide giunse ad affermare che c’è un unico bene, che, immutabili e sempre uguale a se stesso, è designato con diversi nomi, come Intelligenza, Ragione, Dio, ecc.; così pure c’è un’unica virtù, la conoscenza di questo bene: le varie virtù non sono che nomi diversi di essa. Tutto ciò che non è bene non è esistente; così fu soppressa la pluralità delle «forme incorporee». (Alle obiezioni che Euclide mosse, da questo punto di vista, a Platone, questi rispose, sembra, nel Parmenide). Per trovare queste idee già Euclide, dietro l’esempio di Zenone, si servì della dimostrazione indiretta, confutando gli avversarii; e i suoi scolari predilissero talmente questa dialettica, che tutta la scuola prese da essi il nome di dialettica o eristica. La maggior parte degli argomenti di cui si servirono, l’avviluppato, il bugiardo, il cornuto, il sorite o cumulo (cfr. sopra, le quattro prove di Zeneone contro la molteplicità) ecc., son derivate dai Sofisti o sofisticamente escogitati, e per lo più furono adoperati non meno eristicamente che dai Sofisti. Di Diodoro noi conosciamo quattro prove contro la possibilità del movimento, sul tipo di quelle di Zenone, e una dimostrazione della dottrina megarica del possibile, che fu ammirata per secoli sotto il nome di xυριευων. Costituiva poi una strana contraddizione il fatto che egli dicesse: è possibile ciò che è o sarà; qualcosa può essersi mosso, ma niente può muoversi. Filone si allontanò ancora più dalla dottrina della sua scuola; Stilipone, che aveva avuto a maestro oltre Trasimaco anche il cinico Diogene, si mostrò scolaro di questo per la sua tendenza etica e l’apatia ed autarchia del saggio da lui professata nella parola e nelle opere, per la sua libera posizione rispetto alla religione popolare e per la tesi che non si possa attribuire ad un soggetto un predicato da lui differente; nel resto però si mantenne fedele alla scuola megarica. Il suo scolaro Zenone fece confluire le dottrine megariche e ciniche nello stoicismo.

(Zeller, Compendio di storia della filosofia greca pagg. 94-5 cfr. bibliografia).
NOTA PERSONALE
A questa Scuola lo Untersteiner (in Senofane, Testimonianze e frammenti cfr. bibliografia) sembra attribuire il De Melisso, Xenophanes e Gorgia dello Pseudo-Aristotele.