Qu Yuan

8 aprile 2011

Qu Yuan (340 a.C.-278 ca a.C.)

 

屈原

屈原

正則

霛均

屈 平 原

Sorte.

15 marzo 2011

(fonte: Etimo.it)

Ere geologiche.

12 marzo 2011

Imperscrutabile

6 marzo 2011

Altri inizi.

14 gennaio 2011

All’inizio c’era un re muto, Mathava di Videha, che teneva in bocca il fuoco, detto Agni Vaisvanara, Agni-di-tutti-gli-uomini, quella forma di Agni che ogni essere vivente ospita dentro di sé. Accanto a lui, ombra perenne, un brahmano, Gotama, che lo provocava, prima con le sue domande, che rimanevano senza risposta, poi con le sue invocazioni rituali, a cui il re secondo la liturgia, avrebbe dovuto rispondere. E il re taceva sempre, per paura di perdere il fuoco che teneva nella sua bocca. Ma alla fine le invocazioni del brahmano riuscirono a stanare il fuoco, a farlo erompere nel mondo: «Egli [il re] non fu in grado di trattenerlo. Quegli [Agni] eruppe dalla sua bocca e cadde sulla terra». E, dal momento in cui Agni cadde sulla terra, cominciò a bruciarla. Il re Mathava si trovava allora lungo il fiume Sarasvati. Da quel punto Agni comincò a bruciare la terra verso est, Segnava una pista -e il re e il brahamano lo seguivano. Rimaneva una curiosità, nella mente del brahmano, così domandò al re perché Agni era precipitato dalla sua bocca quando aveva udito una certa invocazione e non prima. Il re rispose: «Perché in quella invocazione si menzionava il burro chiarificato (ghrtá) – e Agni ne è ghiotto ».

R. Calasso, L’Ardore, Adelphi 2010, pagg. 36-37

Topici, I (A), 4, 101 b 29-36

20 ottobre 2010

La formulazione di una ricerca e la proposizione differiscono d’altronde soltanto per la forma in cui si presentano. Se infatti si dice come segue: «animale terrestre bipede è forse l’espressione definitoria dell’uomo?», ed anche «l’animale è forse il genere dell’uomo?», sorge una proposizione; se invece si dice: «animale terrestre bipede è l’espressione definitoria di uomo oppure no?», si ha la formulazione di una ricerca; così analogamente per gli altri casi. In questo modo le formulazioni di una ricerca e le proposizioni sono uguali di numero: da ogno proposizione infatti si potrà ottenere, mutando la forma, la formulazione di una ricerca.

Yogavasistharamayana

15 ottobre 2010

«Quando [la liberazione] è turbata e si disperde negli oggetti molteplici, si chiama mente; quando è persuasa di una sua intuizione, si chiama intelligenza; quando, stoltamente, si identifica con una persona, si chiama io; quando, invece d’indagare in maniera coerente, si frammenta in una miriade di pensieri vaganti, si chiama coscienza individuale; quando il movimento della coscienza, trascurando l’agente, si protende al frutto dell’azione, si chiama fatalità; quando si attiene all’idea “L’ho già visto prima” in rapporto a qualcosa di veduto o non veduto, si chiama memoria; quando gli affetti di cose godute in passato persistono nel campo della coscienza anche se non si scorgono, si chiama latenza incoscia; quando è consapevole che la molteplicità è illusoria, si chiama sapienza; quando, in direzione opposta, si oblia nella fantasie, si chiama mente impura; quando si trattiene nell’io con le sensazioni, si chima sensibilità; quando rimane non manifestata entro l’essere cosmico, si chiama natura; quando susciata confusioni tra realtà e apparenza, si chiama illusione; quando si discioglie nell’infinito, si chiama liberazione: pensa “sono legato” e c’è l’asservimento, pensa “sono libero” e c’è la libertà».

(da Elémire Zolla: Tre vie. Adelphi 2002 -la formattazione in corsivo è mia-)

Kopros Lithos

14 ottobre 2010

Antonio Rosmini.

1 ottobre 2010

Antonio Rosmini (Breve schizzo dei sistemi di filosofia moderna e del proprio sistema):
Le cognizioni umane si dividono in due classi, che si chiamano cognizioni per intuizione e cognizione per affermazione. Le cognizioni per intuizione sono quelle che riguardano la natura delle cose in sé, le cose nella loro possibilità. Queste cose considerate in se stesse come possibili a sussistere sono appunto le idee.

Antonio Rosmini (Rovereto 1797 – Stresa 1855)

Le cognizioni per via di affermazione o di giudizio sono quelle che noi acquistiamo coll’affermare o giudicare che una cosa sussista o non sussista.
Da questa definizione sorgono due conseguenze:
a) Che non possiamo avere questa seconda specie di cognizioni senza che preceda la prima, …
b) Che gli oggetti appartengono solamente al primo genere di cognizioni, …

Vi hanno adunque due termini delle cognizioni, le idee e le persuasioni: coi primi conosciamo il mondo possibile, coi secondi conosciamo il mondo reale e sussistente. Quindi due categorie delle cose: le cose possibili e le cose sussistenti; in altre parole le idee e le cose

Epìtome

22 luglio 2010

 

 

Etimo.it

L’Infinito.

10 luglio 2010

Alef.

21 maggio 2010

Poiché i fondamenti di ciascuna lingua sono le lettere e le vocali, è anzitutto necessario spiegare che cosa sia una lettera, e che cosa sia una vocale presso gli Ebrei. La lettera è il segno del movimento della bocca compiuto in quel luogo, da cui comincia ad essere udito il suono emesso dalla bocca. Per esempio א significa che il principio del suono si sente nella gola, per la sua stessa apertura; ב invece significa che il principio del suono si sente tra le labbra, a causa della loro apertura; נ alla fine della lingua, del palato, e così via. La vocale è un segno che indica un suono sicuro e determinato. Da ciò si comprende che presso gli Ebrei le vocali non sono lettere, e perciò presso gli Ebrei le vocali sono chiamate anima delle lettere, e le lettere senza vocali corpi senz’anima. Invero, affinché la differenza tra lettere e vocali sia compresa più chiaramente, la si può spiegare più comodamente mediante l’esempio del flauto regolato dalle dita perché suoni. E infatti il suono del flauto sono le vocali di quella musica, i fori invece tappati dalle dita sono le sue lettere.

ΦΥΣΕΙΚΩΝ

23 ottobre 2009

5-8. e in mezzo porterò questo tema degli elementi non generati, il fuoco e l’acqua e la terra e l’immenso culmine dell’aria, che mai hanno inizio né hanno termine alcuno, e l’astio rovinoso, da parte, e la concordia conciliatrice.

46-49. Sappi che tutte le cose hanno pensiero e la propria intelligenza; e come è impossibile nascere da ciò che non esisiste affatto, così, questo che esiste, è inattuabile ed inaudito che si distrugga; quindi ogni volta si troveranno, dove ogni volta qualcuno le infigge.

 

 

Mnesifilo di Phrearrhioi.

18 settembre 2009

6. μαλλον ουν αν τις προσεχοι τοις  Μνησιφιλον τον Θεμιστoxλεα τον Φρεαρριον ζηλωτην (emulo, zelota, discepolo) γενεσθαι λεγουσιν, ουτε ρητορος ουτε τoων φυσιxων xληθετων φιλoσoφων, αλλα την τοτε xαλoυμενην σoφιαν (sapienza, metis), oυσαν δε δεινoτητα πoλιτιxην xαι δραστηριoν συνεσιν, επιτηδευμα πεπoιημενoν xαι διασωζoντoς ωσπερ αιρεσιν εx διαδoχης απo Σoλωνoς, ην oι μετα ταυτα διxανιxαις μειξαντες τεχναις xαι μεταγαγοντες απo των πρξεων την ασxησιν επι τoυς λoγoυς, σoφισται πρoσηγoρευθησαν.

demo di Phrearrhoi,

demo di Phrearrhoi,

6. Converrebbe piuttosto allinearsi con quanti danno Temistocle per seguace di Mnesefilo di Phrearrhoi, che non era un retore né uno dei filosofi che si dicono naturalisti, ma professava quella che allora si chiamava la sapienza ed era la destrezza in politica e l’intelligenza pratica. Mnesefilo la ricevette e la trasmise come una dottrina di Solone, mentre chi venne dopo di lui la mescolò con la tecnica forense e la trasferì dall’azione all’eloquenza, ricevendo il nome di sofista.
(Plutarco, Temistocle 24-33. Trad. di Carlo Carena.)

E ciò in quanto la metis -si sa- opera nel dominio del mutevole e dell’imprevisto per meglio capovolgere situazioni e gerarchie già costituite, ricorrendo ad armi particolari, come reti, nasse, esche, lacci, trappole, trabocchetti, insomma a tutto ciò che è intessuto, ordito, macchinato. Temistocle presenta appunto una mente equivoca, tortuosa e complicata come i labirinti; è dotato d’intelligenza pratica; possiede la saggezza (sophia), cioè l’abilità politica (deinotes politike), e l’intelligenza che presiede all’azione (drasterios synesis).
Secondo la tradizione, egli aveva appreso tali qualità da Mnesifilo (una specie di «doppio» dell’intelligenza temistoclea), che gli suggerì un piano estremamente astuto, a cui Temistocle dovrà la sua fama: la trappola di Salamina, grazie alla quale i Greci riusciranno a mutare a proprio vantaggio una situazione di netta inferiorità. Lo stratagemma seguito o ideato da Temistocle, pare ispirarsi a un procedimento in uso presso i pescatori, vale a dire all’accerchiamento con cui essi catturano alcuni pesci. A Salamina, il greco Temistocle manovrò come alla pesca del tonno: attirata con l’inganno (stratagemma di Sicinno) la flotta nemica, chiuse la rete e i Persiani si trovarono intrappolati come tonni.
(Dall’introduzione di Luigi Piccirilli a “Le vite di Temistocle e Camillo” di Plutarco).

Generi.

22 agosto 2009

I linguisti hanno formulato la teoria che la storia degli uomini è nella storia delle parole che hanno usato, o inventato. Vieppiù, nel corso della mia personale riflessione, mi convinco che questa ipotesi è fondata perché non v’è civiltà senza linguaggio, e senza le civiltà la storia dell’umanità è ben poco interessante.

balena

Diversamente che in italiano, in tedesco la parola Sonne che designa il Sole è di genere femminile, mentre la parola Mond che designa la Luna è di genere maschile.
I nostri familiari maschile/femminile non sono del resto gli unici generi possibili, anche se sono forse i più frequenti. Le idee che le lingue possono trasformare in generi grammaticali sono veramente insospettabili. In tagalog (Filippine) ci sono due generi: uno per i nomi propri e un altro per i nomi comuni. In dyribal (Australia) ci sono maschile, femminile, commestibili diversi dalla carne e neutro. In navaho ci sono tredici generi: oggetti rotondi, esseri vivi, oggetti raggruppati in un insieme, contenitori rigidi con contenuto, oggetti compatti, massa, oggetti che assomigliano al fango, ecc., ma nessuno di essi distingue maschile/femminile.
[Il corsivo è tratto da: Francisco Villar, “Gli indoeuropei e le origini dell’Europa, Il Mulino, Le vie della civiltà, 2004, pag. 282.]

Stare.

14 agosto 2009

STARE è una parola autentica, primigenia: cioè che non è stata costruita su una quache altra parola antica in quanto è la diretta traslitterazione della radice indoeuropea STHA che indica appunto lo STARE, la STABILITA’ DELLO STARE.
Tale eredità è rintracciabile in quasi tutte le lingue derivate dall’indoeuropeo. Così, per esempio abbiamo in greco: ισταμαι, ιστημι; in latino: stare; in inglese: stay, stand; in francese: rester.
E’ impropobilile, seppur lo stare sia in greco anche ἔχω, oppure εἰμὶ, azzardare un’identità con l’Essere del quale lo STARE è appunto una specificazione episodica.
La forza inaudita -autentica, primigenia- di questa parola è dimostrata dall’impossibilità che si ha di eprimerla con maggiore potenza; contrariamente, è possibile reiterarla (re-stare) oppure evocarla pur facendola rimanere inanimata sullo sfondo come sostanza (de-stare).

Oedipus_at_Colonus

La facoltà di STARE, nel senso che si è detto, si acquisisce esclusivamente attraverso la violenza od il buon diritto: nel Padre Nostro cattolico Dio non risiede -neppure aleggia, o sorveglia, o transita- bensì STHA nei cieli.

Hypokeimenon

2 agosto 2009

Nel mondo delle idee e nella moderna civiltà delle leggi, le sostanze necessitano di una rappresentazione in essi accoglibile.
Ancor più per tutte le costruzioni umane che sulla rappresentazione di una di tali sostanze -la casistica è infinita- necessariamente si fondano: nacque così la burocrazia (γραμματευς, υπογραμματευς  cfr. link a fianco).

Giardino_della_Kolymbetra_Ipogei

Eppure, già Platone aveva dovuto costatare che al Λογος non è applicabile la dottrina delle idee (Platone, “Parmenide” 130e-132b).

Physis

29 luglio 2009

Φυσις è un termine presocratico che non va messo in relazione col mondo fisico.
Per il termine physis abbiamo qualcosa di simile che per archè. Physis originariamente è «nascita» (Φυω), e ha poi trasformato il suo significato: come archè da «origine temporale» è diventato «ciò che sta alla base», «principio», analogamente physis è usato dai Presocratici come «ciò che sta alla base», «natura ultima». Da Giorgio Colli, lezione del 7 aprile 1967 trascritta da Ernesto Berti, in “Gorgia e Parmenide“, Adelphi 2003, pag. 189.

Hydatina_physis

Ma quando i primi filosofi pronunciano la parola Φυσις, essi non la sentono come indicante semplicemente quella parte del Tutto che è il mondo diveniente. Anche perché è la parola stessa a mostrare un senso più originario, che sta al fondamento di quello presente ad Aristotele. Φυσις è costruita sulla radice indoeuropea bhu, che significa essere, e la radice bhu è strettamente legata (anche se non esclusivamente, ma innanzitutto) alla radice bha, che significa “luce” (e sulla quale è appunto costruita la parola saphes). … Già da sola, la parola Φυσις significa “essere” e “luce” e cioè l’essere, nel suo illuminarsi.
Quando i primi filosofi chiamano Φυσις ciò che essi pensano, non si rivolgono a una parte o a un aspetto dell’essere, ma all’essere stesso, in quanto esso è il Tutto che avvolge ogni parte e ogni aspetto; e non si rivolgono all’essere, in quanto esso si nasconde e si sottrae alla conoscenza, ma all’essere che si illumina, che appare, si mostra e che in questa sua luminosità è assolutamente innegabile. Da Emanuele Severino, “La Filosofia antica”, BUR 1990, pagg. 22-23.
[Nota di P.Severino: Ho inserito Φυσις invece che Physis, com’è nel testo originario, al fine di rendere più evidente l’affinità della parola presocratica alla radice indoeuropea bhu sostenuta dall’Autore. Mi riprometto di tornare su questo tema più in profondità.]