Colli, lo Stato e la scienza moderna.

La scienza moderna e l’educazione.

Lo Stato

Lo Stato

Il meccanismo della scienza moderna è letale per la formazione dell’uomo.
Attraverso la scienza, l’uomo perde il contatto con il proprio passato, con il proprio presente, con se stesso.
La scienza moderna assorbe completamente, fa dimenticare tutto il resto, mutila e meccanicizza l’individuo, lo soggioga tirannicamente, come una religione.
Nell’educazione, la scienza ha sostituito la religione, con mezzi diversi ma con risultati simili: ha distrutto l’autonomia dell’uomo.
L’uomo ha paura di essere autonomo, ed accetta di buon grado di cambiare il dominio della religione con quello della scienza.
Menzogna ipocrita, che la scienza abbia liberato l’uomo dai ceppi della religione, additando alla ragione orizzonti sconfinati e felici: essa si è semplicemente insediata in luogo della religione.
La scienza moderna mortifica, non solo il vigore e la pienezza fisica e morale dell’uomo, ma anche il suo intelletto.
Il procedere intellettuale della scienza moderna è pesante, arido, limitato, senza sbocchi, senza i fremiti intuitivi e le ambiguità profonde che caratterizzavano l’intelletto dell’antichità, e anche nel rinascimento.
La scienza moderna
(a) aderisce al fatto, all’esperienza, cioè alla banalità, a una delle infinite cose, e con ciò uccide l’impulso verso il divino, la natura universale, l’eterno, e d’altro canto induce l’uomo -immergendolo in una molteplicità vertiginosa- a credere nella propria vanità.
(b) considera questo fatto unicamente dal punto di vista utilitario, vuol servirsene per «fare», «costruire» qualcosa di utile, e quindi si preoccupa di dominarlo razionalmente, di dargli un’espressione di uso comune, di «calcolarlo».
(c) per far questo ricorre all’analisi, anatomizza con l’intelletto, si sprofonda nel particolare, allontanandosi nel contempo sempre più dall’intuizione, tende insomma a risolvere il mondo in rapporti concettuali astratti, tratti da esperienze particolari, con l’unica preoccupazione dell’utile.
(d) prescinde dalla sintesi, nel senso di cogliere i principi. Del resto non potrebbe fare altrimenti, perché l’analisi è una sabbia mobile. Quando parla di sintesi mente.
(e) parte da principi fasulli, ossia da semplici ipotesi; prescinde dall’intuizione e dalla conoscenza immediata. E’ costruita come una colossale ipotesi, il cui senso è soltanto di «servire» a qualcosa. Conoscitivamente, è arbitraria e inelegante.
(f) prende lo slancio da alcuni concetti equivoci ed approssimativi (fondamenti del calcolo infinitesimale). Di fronte ad alcune «aporie» fondamentali (divisibilità: Zenone) decide col tipico atteggiamento dell’uomo pratico, che taglia corto, badando a concludere qualcosa. Mancanza di rigore nei fondamenti. Fallimento della ragione moderna, e debolezza morale dei grandi fondatori della scienza moderna. Descartes che nasconde per paura e sue idee fisico-astronomiche, e dà l’avvio alla comprensione razionale delle curve (con un’intenzione dichiaratamente utilitaria: suoi contatti con i Rosacroce). Leibniz,* con i suoi compromessi morali-religiosi e i suoi successi politico-mondani, canonizza il fondamento della scienza moderna sull’equivoco e l’approssimazione (sua slealtà nelle polemiche scientifiche con Newton, sul calcolo infinitesimale).

La scienza moderna e lo Stato.

La scienza moderna è sottomessa ad ogni forza costituita. Nessun atto eroico è segnalato nella storia della scienza moderna.
Leonardo che serve i principi, disegnando macchine belliche (anche qui l’utile).
Timore dell scienza di fronte alla religione: Galilei, Descartes, Leibniz, ecc. Ciò è valido ancora oggi. La scienza sembra non volere sapere che ha distrutto la religione. Lo scienziato moderno si nasconde in una buca (che nessuno ha visto prima) e scava: chiama ciò la conoscenza per la conoscenza. In realtà è un atteggiamento di difesa, in un individuo di scarsa aggressività vitale.
Lo scienziato moderno manca dello spirito di classe (nonostante che questo sia abituale nei deboli9, perché crede essenziale per lui di esplorare da solo il suo buco.
Lo sviluppo della scienza moderna ha portato ad una vera simbiosi di scienziati, irregimentati dalla Stato: nonostante ciò, nessuna coscienza di classe, se non fosse in dichiarazioni isolate, dettate dlla paura di essere considerati responsabili delle conseguenze nefaste delle loro invenzioni. «Noi l’avevamo detto», e con questo mettono in pace la loro coscienza. Non si ode nessuna dichiarazione di forza, di unione contro lo Stato.
Che la scienza fosse non solo utile alla guerra, ma capace di determinarne l’esito, e quindi essenziale per lo Stato, era noto a Leonardo, e già prima di lui. Ma nessuno pensò seriamente di rifiutare questo regalo, dato che esso, oltre che dannoso per gli uomini, significava per lo scienziato darsi in schiavitù.
Almeno gli scienziati avessero pensato di farsi pagare con un prezzo alto questo regalo.
O meglio, rifiutarlo, e tenere per sé la conoscenza «pura». Essi si accontentarono di avere assicurato un modesto e austero pane quotidiano, vendendo la loro conoscenza «pura».
[La religione è una forma primitiva di cultura, che tende poi a non tenersi separata dal potere politico e si contamina con esso alleandosi ad esso e cercando di assorbirlo, oppure sostituirlo.]
La scienza moderna ha cerato lo strapotere dello Stato sulla cultura, ossia ha distrutto la libertà da cui essa era nata (o almeno la possibilità di indagare e produrre in indipendenza), ha annientato se stessa e la cultura.
Lo Stato ha favorito lo sviluppo della scienza, ha sbandierato il nobile principio «cultura per tutti», così a me giungerà più facilmente un vantaggio.
La distruzione della religione attraverso la scienza (puro strumento) fu un nascosto e perfido tiro dello Stato. Non c’era più bisogno dell’alleanza di quel pericoloso avversario per tenere a freno le masse: abbattiamolo ora che la timida scienza ha decuplicato le nostre forze.
Politicamente, la scienza ha favorito la formazione di Stati sempre più grandi (a detrimento dei piccoli), di quelli cioè che avevano mezzi sufficienti per utilizzarla.
Di qui il trionfo nel mondo della quantità pura: negli Stati troppo grandi le aristocrazie crollano fatalmente.
La cultura per tutti «i lumi», il progresso delle scienze sono un trucco dello Stato per distruggere da un lato la religione e dall’altro gli uomini veri e resistenti (cultura).
La Rivoluzione francese, le idee democratiche e liberali non sono che uno stadio, non di rottura, ma in continuazione, con la direzione presa dallo stato sin dal ‘500-‘600 (e infatti idee analoghe prendono piede in Inghilterra, con processo più calmo). Uno stadio ulteriore è l’odierno Stato socialista (Stati Uniti – Inghilterra – Russia).
Lo Stato ha favorito l’Illuminismo, poiché la scienza ha bisogno di masse livellate di buona cultura generale (ossia, niente cultura vera e niente religione), per poter veramente essere utile allo Stato.
La scienza moderna non ha mai saputo che bisogna tacere le cose destinate ai pochi. Gli Indiani e i Greci lo sapevano.
Tacendo, la scienza fa paura allo Stato, e ne è rispettata.
Lo Stato ha più bisogno della scienza, che non viceversa.
Questo non è stato compreso. Se gli scienziati, e in generale gli uomini di cultura, oltre che tacere quello che vogliono e dire quello che vogliono, si riuniscono in un solido gruppo, saranno inattaccabili dallo Stato.
Lo Stato può vivere, combattere e potenziarsi solo con i mezzi offertigli dalla cultura. Esso lo sa perfettamente; il capotribù dipende dallo stregone.

Giorgio Colli, La ragione errabonda, BII [82] e [83], 12 marzo 1957-23 luglio 1957.


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