Archive for the ‘Uncategorized’ Category

28 aprile 2016

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12 aprile 2016

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EMMENIDI

23 marzo 2013

EMMENIDI
Enciclopedia Italiana (1932)
di Gaetano Mario Columba

EMMENIDI (‘Εμμενίδαι). – Potente famiglia di Agrigento, che giunse al massimo splendore nel primo trentennio del secolo V a. C. coi due figli di Enesidemo, Terone e Senocrate, l’uno padre di Trasideo, l’altro di Trasibulo (v. agrigento). Pindaro, che ebbe occasione di conoscere quest’ultimo in Grecia, nel 490, cantò le glorie della famiglia. Secondo il poeta, essa era d’origine tebana: aveva come capostipite Edipo figlio di Laio, da cui discendeva per la linea di Polinice e del successore Tersandro. Ma Pindaro accenna ancora, un po’ oscuramente, alla discendenza degli Emmenidi da Cadmo. Si vennero pertanto a formare, sotto la penna degli antichi eruditi, due genealogie degli Emmenidi: una cominciava da Laio, e per il ramo di Polinice correva per 12 o 13 generazioni sino a Terone: l’altra si rifaceva a Cadmo, passando per Edipo ed Eteocle, e contava 27 generazioni, vale a dire 900 anni. Le ricostruzioni dei moderni restano necessariamente problematiche. È certo che nella prima genealogia deve esserci un’ampia lacuna. Quel che più importa, è di sapere qual è il posto che in esse spetta ad Emmenida, che sarebbe veramente il primo personaggio storico della famiglia. La versione più sicura è quella che lo dà come padre di Enesidemo. Ci sono ricordati, come parenti di Terone, Ippocrate e Capi, figli di Senodico; ma sembra non appartenessero al ramo degli Emmenidi. Questa famiglia sarebbe venuta ad Agrigento da Rodi, o, secondo un’altra versione, da Tera. Per primo sarebbe giunto Telemaco, il quale rovesciò la tirannia di Falaride. Gli Emmenidi professavano in particolare il culto dei Dioscuri.

Bibl.: A. Holm, Stor. d. Sic. nell’antich., trad. italiana, I, Torino 1896, p. 391; E. Freeman, Hist. of Sicily, II, pp. 28, 144 segg. 278 segg.; H. Swoboda, in Pauly-Wissowa, Real-Encycl., V, col. 2498 segg.

Muse

16 giugno 2011

Musa

Enciclopedie on line

musa Nella mitologia greca, figlia di Zeus e di Mnemosine, divinità del canto e della danza. Il numero e i nomi delle M. (Clio, Euterpe, Talia, Melpomene, Tersicore, Erato, Polimnia, Urania, Calliope) furono fissati nella Teogonia esiodea; ma pare che il numero originario fosse, come per le Grazie, di tre; in altri luoghi erano quattro, sette e otto. In origine erano venerate come ninfe delle sorgenti

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πεντηκονταετία

16 giugno 2011

Pentecontaetia

Vocabolario on line

Pentecontaetìa (o pentecontetìa) s. f. [dal gr. πεντηκονταετία «cinquantennio», comp. di πεντήκοντα «cinquanta» e ἔτος «anno»]. – Termine con cui, nella moderna storiografia, è indicato il periodo di circa mezzo secolo, tra la fine delle guerre persiane (478 a. C.) e l’inizio della guerra del Peloponneso (431), caratterizzato dall’ascesa della potenza ateniese e dalla crescente opposizione della rivale lega peloponnesiaca.

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La scuola di Megara.

7 giugno 2011

Euclide di Megara, il fedele ammiratore di Socrate, aveva -probabilmente prima dell’amicizia con questi- conosciuto anche la dottrina eleatica. Dopo la morte di Socrate, si diede all’insegnamento nella sua città natale; dopo di lui assunse la direzione della scuola Ictia. Contemporaneo ma più giovane di quest’ultimo, è il dialettico Eubulide, impetuoso avversario di Aristotele; coetaneo di lui è Trasimaco, e un po’  più giovane Pasicle. All’ultimo terzo e sulla fine del IV secolo appartengono Diodoro Crono (m. 307 a. C.) e Stilipone di Megara (370-290 circa); un poco più giovani di Stilipone sono Alessino l’erista, e Filone scolaro di Diodoro.
La dottrina socratica dei concetti formava, secondo Platone, il punto di partenza della filosofia megarica (Plat, Soph. 246 B ss.; la cui descrizione lo Schleiermacher a ragione riferisce ad essa). Se la sola conoscenza concettuale è vera (conclude Euclide, in modo simile a Platone), vero può essere anche soltanto ciò cui tale conoscenza di riferisce, cioè la essenza immutabile delle cose, gli ασωματα ειδη; il mondo fisico, al contrario, quale ci è dato dai sensi, non è da considerarsi come un ente: la nascita, la morte, il cangiamento e il movimento sono indispensabili; donde consegue per megarici (Arist. Metaph. IX 3, 1046 b ss.) che sia possibile solo ciò che è reale.
Infine, come in Parmenide, ogni ente si riduce all’ente come unità; e identificando questo col supremo concetto dell’Etica e della Teologia socratiche, il bene, Euclide giunse ad affermare che c’è un unico bene, che, immutabili e sempre uguale a se stesso, è designato con diversi nomi, come Intelligenza, Ragione, Dio, ecc.; così pure c’è un’unica virtù, la conoscenza di questo bene: le varie virtù non sono che nomi diversi di essa. Tutto ciò che non è bene non è esistente; così fu soppressa la pluralità delle «forme incorporee». (Alle obiezioni che Euclide mosse, da questo punto di vista, a Platone, questi rispose, sembra, nel Parmenide). Per trovare queste idee già Euclide, dietro l’esempio di Zenone, si servì della dimostrazione indiretta, confutando gli avversarii; e i suoi scolari predilissero talmente questa dialettica, che tutta la scuola prese da essi il nome di dialettica o eristica. La maggior parte degli argomenti di cui si servirono, l’avviluppato, il bugiardo, il cornuto, il sorite o cumulo (cfr. sopra, le quattro prove di Zeneone contro la molteplicità) ecc., son derivate dai Sofisti o sofisticamente escogitati, e per lo più furono adoperati non meno eristicamente che dai Sofisti. Di Diodoro noi conosciamo quattro prove contro la possibilità del movimento, sul tipo di quelle di Zenone, e una dimostrazione della dottrina megarica del possibile, che fu ammirata per secoli sotto il nome di xυριευων. Costituiva poi una strana contraddizione il fatto che egli dicesse: è possibile ciò che è o sarà; qualcosa può essersi mosso, ma niente può muoversi. Filone si allontanò ancora più dalla dottrina della sua scuola; Stilipone, che aveva avuto a maestro oltre Trasimaco anche il cinico Diogene, si mostrò scolaro di questo per la sua tendenza etica e l’apatia ed autarchia del saggio da lui professata nella parola e nelle opere, per la sua libera posizione rispetto alla religione popolare e per la tesi che non si possa attribuire ad un soggetto un predicato da lui differente; nel resto però si mantenne fedele alla scuola megarica. Il suo scolaro Zenone fece confluire le dottrine megariche e ciniche nello stoicismo.

(Zeller, Compendio di storia della filosofia greca pagg. 94-5 cfr. bibliografia).
NOTA PERSONALE
A questa Scuola lo Untersteiner (in Senofane, Testimonianze e frammenti cfr. bibliografia) sembra attribuire il De Melisso, Xenophanes e Gorgia dello Pseudo-Aristotele.

Frammento 8 (prosecuzione, 50-61)

6 giugno 2011

εν τωι παυω πιστον λογον ηδε νοημα
αμφις αληθειης δοξας δ῏ απο τουδε Βποτειας
μανθανε κοσμον εμων επεων απατηον ακουων
μπφας γαρ κατεθεντο δυο γνωμας ονομαζειν
των μιαν ου χρεων εστιν -ἔν ωι πεπλανημενοι εισιν-
ταντια δ´ εκριναντο δεμας και σηματ εθεντο
χωρις  απ αλληλων τηι μεν φλογος αιθεριον πυρ
ηπιον ον μεγ [αραιον] ελαφρον αταρ κακεινο κατ αυτο
ταντια νυκτ αδαη πυκινον δεμας εμβριθες τε
τον σοι εγω διακοσμον εοικοτα παντα φατιζω
ως ου μη ποτε τις σε βροτων γνομη παρελασσηι

Molioni

31 maggio 2011

Molioni (gr. Μολίονες o Μολιονίδαι) Mitici fratelli gemelli elei, di nome Eurito e Cteato. Figli di Posidone e di Molione, il loro padre umano fu Attore, fratello di Augia re di Elide. Secondo la più antica leggenda erano un solo essere mostruoso con due teste; poi furono considerati due uomini separati. Sposarono Teronice e Terefone, figlie di Dessameno, da cui ebbero i figli Anfimaco e Talpio, che furono i capi degli Epei alla guerra di Troia. I M. aiutarono validamente il loro zio Augia nella lotta contro Eracle, ma poi furono uccisi dall’eroe mentre si recavano ai giochi istmici (➔ anche Ificle).
Fonte: Treccani.it
??????
Orphica.
E uccisi i ragazzi dai cavalli bianchi,
i figli di Molione,
di eguale età, di eguale testa, uniti
in un sol corpo, nati entrambi
in un uovo d’argento
. εν ωεωι αργυρεωι (uovo cosmico orfico)
Ibico.

Qu Yuan

8 aprile 2011

Qu Yuan (340 a.C.-278 ca a.C.)

 

屈原

屈原

正則

霛均

屈 平 原

Ere geologiche.

12 marzo 2011

Kopros Lithos

14 ottobre 2010

Antonio Rosmini.

1 ottobre 2010

Antonio Rosmini (Breve schizzo dei sistemi di filosofia moderna e del proprio sistema):
Le cognizioni umane si dividono in due classi, che si chiamano cognizioni per intuizione e cognizione per affermazione. Le cognizioni per intuizione sono quelle che riguardano la natura delle cose in sé, le cose nella loro possibilità. Queste cose considerate in se stesse come possibili a sussistere sono appunto le idee.

Antonio Rosmini (Rovereto 1797 – Stresa 1855)

Le cognizioni per via di affermazione o di giudizio sono quelle che noi acquistiamo coll’affermare o giudicare che una cosa sussista o non sussista.
Da questa definizione sorgono due conseguenze:
a) Che non possiamo avere questa seconda specie di cognizioni senza che preceda la prima, …
b) Che gli oggetti appartengono solamente al primo genere di cognizioni, …

Vi hanno adunque due termini delle cognizioni, le idee e le persuasioni: coi primi conosciamo il mondo possibile, coi secondi conosciamo il mondo reale e sussistente. Quindi due categorie delle cose: le cose possibili e le cose sussistenti; in altre parole le idee e le cose