Altri inizi.

All’inizio c’era un re muto, Mathava di Videha, che teneva in bocca il fuoco, detto Agni Vaisvanara, Agni-di-tutti-gli-uomini, quella forma di Agni che ogni essere vivente ospita dentro di sé. Accanto a lui, ombra perenne, un brahmano, Gotama, che lo provocava, prima con le sue domande, che rimanevano senza risposta, poi con le sue invocazioni rituali, a cui il re secondo la liturgia, avrebbe dovuto rispondere. E il re taceva sempre, per paura di perdere il fuoco che teneva nella sua bocca. Ma alla fine le invocazioni del brahmano riuscirono a stanare il fuoco, a farlo erompere nel mondo: «Egli [il re] non fu in grado di trattenerlo. Quegli [Agni] eruppe dalla sua bocca e cadde sulla terra». E, dal momento in cui Agni cadde sulla terra, cominciò a bruciarla. Il re Mathava si trovava allora lungo il fiume Sarasvati. Da quel punto Agni comincò a bruciare la terra verso est, Segnava una pista -e il re e il brahamano lo seguivano. Rimaneva una curiosità, nella mente del brahmano, così domandò al re perché Agni era precipitato dalla sua bocca quando aveva udito una certa invocazione e non prima. Il re rispose: «Perché in quella invocazione si menzionava il burro chiarificato (ghrtá) – e Agni ne è ghiotto ».

R. Calasso, L’Ardore, Adelphi 2010, pagg. 36-37

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