Yogavasistharamayana

«Quando [la liberazione] è turbata e si disperde negli oggetti molteplici, si chiama mente; quando è persuasa di una sua intuizione, si chiama intelligenza; quando, stoltamente, si identifica con una persona, si chiama io; quando, invece d’indagare in maniera coerente, si frammenta in una miriade di pensieri vaganti, si chiama coscienza individuale; quando il movimento della coscienza, trascurando l’agente, si protende al frutto dell’azione, si chiama fatalità; quando si attiene all’idea “L’ho già visto prima” in rapporto a qualcosa di veduto o non veduto, si chiama memoria; quando gli affetti di cose godute in passato persistono nel campo della coscienza anche se non si scorgono, si chiama latenza incoscia; quando è consapevole che la molteplicità è illusoria, si chiama sapienza; quando, in direzione opposta, si oblia nella fantasie, si chiama mente impura; quando si trattiene nell’io con le sensazioni, si chima sensibilità; quando rimane non manifestata entro l’essere cosmico, si chiama natura; quando susciata confusioni tra realtà e apparenza, si chiama illusione; quando si discioglie nell’infinito, si chiama liberazione: pensa “sono legato” e c’è l’asservimento, pensa “sono libero” e c’è la libertà».

(da Elémire Zolla: Tre vie. Adelphi 2002 -la formattazione in corsivo è mia-)

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