Muse

16 giugno 2011

Musa

Enciclopedie on line

musa Nella mitologia greca, figlia di Zeus e di Mnemosine, divinità del canto e della danza. Il numero e i nomi delle M. (Clio, Euterpe, Talia, Melpomene, Tersicore, Erato, Polimnia, Urania, Calliope) furono fissati nella Teogonia esiodea; ma pare che il numero originario fosse, come per le Grazie, di tre; in altri luoghi erano quattro, sette e otto. In origine erano venerate come ninfe delle sorgenti

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πεντηκονταετία

16 giugno 2011

Pentecontaetia

Vocabolario on line

Pentecontaetìa (o pentecontetìa) s. f. [dal gr. πεντηκονταετία «cinquantennio», comp. di πεντήκοντα «cinquanta» e ἔτος «anno»]. – Termine con cui, nella moderna storiografia, è indicato il periodo di circa mezzo secolo, tra la fine delle guerre persiane (478 a. C.) e l’inizio della guerra del Peloponneso (431), caratterizzato dall’ascesa della potenza ateniese e dalla crescente opposizione della rivale lega peloponnesiaca.

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La scuola di Megara.

7 giugno 2011

Euclide di Megara, il fedele ammiratore di Socrate, aveva -probabilmente prima dell’amicizia con questi- conosciuto anche la dottrina eleatica. Dopo la morte di Socrate, si diede all’insegnamento nella sua città natale; dopo di lui assunse la direzione della scuola Ictia. Contemporaneo ma più giovane di quest’ultimo, è il dialettico Eubulide, impetuoso avversario di Aristotele; coetaneo di lui è Trasimaco, e un po’  più giovane Pasicle. All’ultimo terzo e sulla fine del IV secolo appartengono Diodoro Crono (m. 307 a. C.) e Stilipone di Megara (370-290 circa); un poco più giovani di Stilipone sono Alessino l’erista, e Filone scolaro di Diodoro.
La dottrina socratica dei concetti formava, secondo Platone, il punto di partenza della filosofia megarica (Plat, Soph. 246 B ss.; la cui descrizione lo Schleiermacher a ragione riferisce ad essa). Se la sola conoscenza concettuale è vera (conclude Euclide, in modo simile a Platone), vero può essere anche soltanto ciò cui tale conoscenza di riferisce, cioè la essenza immutabile delle cose, gli ασωματα ειδη; il mondo fisico, al contrario, quale ci è dato dai sensi, non è da considerarsi come un ente: la nascita, la morte, il cangiamento e il movimento sono indispensabili; donde consegue per megarici (Arist. Metaph. IX 3, 1046 b ss.) che sia possibile solo ciò che è reale.
Infine, come in Parmenide, ogni ente si riduce all’ente come unità; e identificando questo col supremo concetto dell’Etica e della Teologia socratiche, il bene, Euclide giunse ad affermare che c’è un unico bene, che, immutabili e sempre uguale a se stesso, è designato con diversi nomi, come Intelligenza, Ragione, Dio, ecc.; così pure c’è un’unica virtù, la conoscenza di questo bene: le varie virtù non sono che nomi diversi di essa. Tutto ciò che non è bene non è esistente; così fu soppressa la pluralità delle «forme incorporee». (Alle obiezioni che Euclide mosse, da questo punto di vista, a Platone, questi rispose, sembra, nel Parmenide). Per trovare queste idee già Euclide, dietro l’esempio di Zenone, si servì della dimostrazione indiretta, confutando gli avversarii; e i suoi scolari predilissero talmente questa dialettica, che tutta la scuola prese da essi il nome di dialettica o eristica. La maggior parte degli argomenti di cui si servirono, l’avviluppato, il bugiardo, il cornuto, il sorite o cumulo (cfr. sopra, le quattro prove di Zeneone contro la molteplicità) ecc., son derivate dai Sofisti o sofisticamente escogitati, e per lo più furono adoperati non meno eristicamente che dai Sofisti. Di Diodoro noi conosciamo quattro prove contro la possibilità del movimento, sul tipo di quelle di Zenone, e una dimostrazione della dottrina megarica del possibile, che fu ammirata per secoli sotto il nome di xυριευων. Costituiva poi una strana contraddizione il fatto che egli dicesse: è possibile ciò che è o sarà; qualcosa può essersi mosso, ma niente può muoversi. Filone si allontanò ancora più dalla dottrina della sua scuola; Stilipone, che aveva avuto a maestro oltre Trasimaco anche il cinico Diogene, si mostrò scolaro di questo per la sua tendenza etica e l’apatia ed autarchia del saggio da lui professata nella parola e nelle opere, per la sua libera posizione rispetto alla religione popolare e per la tesi che non si possa attribuire ad un soggetto un predicato da lui differente; nel resto però si mantenne fedele alla scuola megarica. Il suo scolaro Zenone fece confluire le dottrine megariche e ciniche nello stoicismo.

(Zeller, Compendio di storia della filosofia greca pagg. 94-5 cfr. bibliografia).
NOTA PERSONALE
A questa Scuola lo Untersteiner (in Senofane, Testimonianze e frammenti cfr. bibliografia) sembra attribuire il De Melisso, Xenophanes e Gorgia dello Pseudo-Aristotele.

Frammento 8 (prosecuzione, 50-61)

6 giugno 2011

εν τωι παυω πιστον λογον ηδε νοημα
αμφις αληθειης δοξας δ῏ απο τουδε Βποτειας
μανθανε κοσμον εμων επεων απατηον ακουων
μπφας γαρ κατεθεντο δυο γνωμας ονομαζειν
των μιαν ου χρεων εστιν -ἔν ωι πεπλανημενοι εισιν-
ταντια δ´ εκριναντο δεμας και σηματ εθεντο
χωρις  απ αλληλων τηι μεν φλογος αιθεριον πυρ
ηπιον ον μεγ [αραιον] ελαφρον αταρ κακεινο κατ αυτο
ταντια νυκτ αδαη πυκινον δεμας εμβριθες τε
τον σοι εγω διακοσμον εοικοτα παντα φατιζω
ως ου μη ποτε τις σε βροτων γνομη παρελασσηι

Molioni

31 maggio 2011

Molioni (gr. Μολίονες o Μολιονίδαι) Mitici fratelli gemelli elei, di nome Eurito e Cteato. Figli di Posidone e di Molione, il loro padre umano fu Attore, fratello di Augia re di Elide. Secondo la più antica leggenda erano un solo essere mostruoso con due teste; poi furono considerati due uomini separati. Sposarono Teronice e Terefone, figlie di Dessameno, da cui ebbero i figli Anfimaco e Talpio, che furono i capi degli Epei alla guerra di Troia. I M. aiutarono validamente il loro zio Augia nella lotta contro Eracle, ma poi furono uccisi dall’eroe mentre si recavano ai giochi istmici (➔ anche Ificle).
Fonte: Treccani.it
??????
Orphica.
E uccisi i ragazzi dai cavalli bianchi,
i figli di Molione,
di eguale età, di eguale testa, uniti
in un sol corpo, nati entrambi
in un uovo d’argento
. εν ωεωι αργυρεωι (uovo cosmico orfico)
Ibico.

Domenica 11 aprile 1954

18 maggio 2011

Ed è chiaro che questo momento è un accadimento cosmico piuttosto che soggettivo o proprio di una determinata etnia o di un luogo geografico; così com’è altrettanto evidente che, seppure i processi si son determinati con maggiore o minore velocità svelandosi compiutamente in tempi percepiti in modo diverso, è un tempo storico l’attimo dove si misurerà, come in una foto istantanea, il perfetto equilibrio tra le potenze delle forze metafisiche in campo, e non sarà un tempo convenzionale, bensì individuabile nel Calendario, la data di un preciso giorno.
L’11 aprile del 1954, è ritenuto il giorno più noioso del ’900.

Redivivo

12 maggio 2011

(Fonte: etimo.it)

Qu Yuan

8 aprile 2011

Qu Yuan (340 a.C.-278 ca a.C.)

 

屈原

屈原

正則

霛均

屈 平 原

Sorte.

15 marzo 2011

(fonte: Etimo.it)

Ere geologiche.

12 marzo 2011

Imperscrutabile

6 marzo 2011

Altri inizi.

14 gennaio 2011

All’inizio c’era un re muto, Mathava di Videha, che teneva in bocca il fuoco, detto Agni Vaisvanara, Agni-di-tutti-gli-uomini, quella forma di Agni che ogni essere vivente ospita dentro di sé. Accanto a lui, ombra perenne, un brahmano, Gotama, che lo provocava, prima con le sue domande, che rimanevano senza risposta, poi con le sue invocazioni rituali, a cui il re secondo la liturgia, avrebbe dovuto rispondere. E il re taceva sempre, per paura di perdere il fuoco che teneva nella sua bocca. Ma alla fine le invocazioni del brahmano riuscirono a stanare il fuoco, a farlo erompere nel mondo: «Egli [il re] non fu in grado di trattenerlo. Quegli [Agni] eruppe dalla sua bocca e cadde sulla terra». E, dal momento in cui Agni cadde sulla terra, cominciò a bruciarla. Il re Mathava si trovava allora lungo il fiume Sarasvati. Da quel punto Agni comincò a bruciare la terra verso est, Segnava una pista -e il re e il brahamano lo seguivano. Rimaneva una curiosità, nella mente del brahmano, così domandò al re perché Agni era precipitato dalla sua bocca quando aveva udito una certa invocazione e non prima. Il re rispose: «Perché in quella invocazione si menzionava il burro chiarificato (ghrtá) – e Agni ne è ghiotto ».

R. Calasso, L’Ardore, Adelphi 2010, pagg. 36-37

Topici, I (A), 4, 101 b 29-36

20 ottobre 2010

La formulazione di una ricerca e la proposizione differiscono d’altronde soltanto per la forma in cui si presentano. Se infatti si dice come segue: «animale terrestre bipede è forse l’espressione definitoria dell’uomo?», ed anche «l’animale è forse il genere dell’uomo?», sorge una proposizione; se invece si dice: «animale terrestre bipede è l’espressione definitoria di uomo oppure no?», si ha la formulazione di una ricerca; così analogamente per gli altri casi. In questo modo le formulazioni di una ricerca e le proposizioni sono uguali di numero: da ogno proposizione infatti si potrà ottenere, mutando la forma, la formulazione di una ricerca.

Yogavasistharamayana

15 ottobre 2010

«Quando [la liberazione] è turbata e si disperde negli oggetti molteplici, si chiama mente; quando è persuasa di una sua intuizione, si chiama intelligenza; quando, stoltamente, si identifica con una persona, si chiama io; quando, invece d’indagare in maniera coerente, si frammenta in una miriade di pensieri vaganti, si chiama coscienza individuale; quando il movimento della coscienza, trascurando l’agente, si protende al frutto dell’azione, si chiama fatalità; quando si attiene all’idea “L’ho già visto prima” in rapporto a qualcosa di veduto o non veduto, si chiama memoria; quando gli affetti di cose godute in passato persistono nel campo della coscienza anche se non si scorgono, si chiama latenza incoscia; quando è consapevole che la molteplicità è illusoria, si chiama sapienza; quando, in direzione opposta, si oblia nella fantasie, si chiama mente impura; quando si trattiene nell’io con le sensazioni, si chima sensibilità; quando rimane non manifestata entro l’essere cosmico, si chiama natura; quando susciata confusioni tra realtà e apparenza, si chiama illusione; quando si discioglie nell’infinito, si chiama liberazione: pensa “sono legato” e c’è l’asservimento, pensa “sono libero” e c’è la libertà».

(da Elémire Zolla: Tre vie. Adelphi 2002 -la formattazione in corsivo è mia-)

Kopros Lithos

14 ottobre 2010

Antonio Rosmini.

1 ottobre 2010

Antonio Rosmini (Breve schizzo dei sistemi di filosofia moderna e del proprio sistema):
Le cognizioni umane si dividono in due classi, che si chiamano cognizioni per intuizione e cognizione per affermazione. Le cognizioni per intuizione sono quelle che riguardano la natura delle cose in sé, le cose nella loro possibilità. Queste cose considerate in se stesse come possibili a sussistere sono appunto le idee.

Antonio Rosmini (Rovereto 1797 – Stresa 1855)

Le cognizioni per via di affermazione o di giudizio sono quelle che noi acquistiamo coll’affermare o giudicare che una cosa sussista o non sussista.
Da questa definizione sorgono due conseguenze:
a) Che non possiamo avere questa seconda specie di cognizioni senza che preceda la prima, …
b) Che gli oggetti appartengono solamente al primo genere di cognizioni, …

Vi hanno adunque due termini delle cognizioni, le idee e le persuasioni: coi primi conosciamo il mondo possibile, coi secondi conosciamo il mondo reale e sussistente. Quindi due categorie delle cose: le cose possibili e le cose sussistenti; in altre parole le idee e le cose

Epìtome

22 luglio 2010

 

 

Etimo.it

L’Infinito.

10 luglio 2010

Alef.

21 maggio 2010

Poiché i fondamenti di ciascuna lingua sono le lettere e le vocali, è anzitutto necessario spiegare che cosa sia una lettera, e che cosa sia una vocale presso gli Ebrei. La lettera è il segno del movimento della bocca compiuto in quel luogo, da cui comincia ad essere udito il suono emesso dalla bocca. Per esempio א significa che il principio del suono si sente nella gola, per la sua stessa apertura; ב invece significa che il principio del suono si sente tra le labbra, a causa della loro apertura; נ alla fine della lingua, del palato, e così via. La vocale è un segno che indica un suono sicuro e determinato. Da ciò si comprende che presso gli Ebrei le vocali non sono lettere, e perciò presso gli Ebrei le vocali sono chiamate anima delle lettere, e le lettere senza vocali corpi senz’anima. Invero, affinché la differenza tra lettere e vocali sia compresa più chiaramente, la si può spiegare più comodamente mediante l’esempio del flauto regolato dalle dita perché suoni. E infatti il suono del flauto sono le vocali di quella musica, i fori invece tappati dalle dita sono le sue lettere.

ΦΥΣΕΙΚΩΝ

23 ottobre 2009

5-8. e in mezzo porterò questo tema degli elementi non generati, il fuoco e l’acqua e la terra e l’immenso culmine dell’aria, che mai hanno inizio né hanno termine alcuno, e l’astio rovinoso, da parte, e la concordia conciliatrice.

46-49. Sappi che tutte le cose hanno pensiero e la propria intelligenza; e come è impossibile nascere da ciò che non esisiste affatto, così, questo che esiste, è inattuabile ed inaudito che si distrugga; quindi ogni volta si troveranno, dove ogni volta qualcuno le infigge.

 

 


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